Patologie della spalla

Instabilità e lussazioni della spalla

Illustrazione di instabilità e lussazione della spalla
Immagine illustrativa.

Instabilità e lussazione: quali sono le differenze?

L'articolazione della spalla è la più mobile del corpo umano, caratteristica che la rende particolarmente vulnerabile agli episodi di instabilità e lussazione.

Prima di descrivere questa patologia, è importante chiarire alcuni concetti.

  • Instabilità di spalla: condizione caratterizzata dall'incapacità di mantenere stabilmente la testa omerale all'interno della cavità glenoidea, con episodi di perdita dei normali rapporti articolari o sensazione di instabilità.
  • Lussazione traumatica: fuoriuscita completa della testa omerale dalla cavità glenoidea in seguito a un trauma.
  • Sublussazione: perdita parziale e transitoria dei normali rapporti articolari, generalmente associata a sintomi di instabilità.

Cosa fare quando si lussa la spalla?

In caso di lussazione della spalla, è necessario recarsi presso un Pronto Soccorso per eseguire:

  • Visita ortopedica;
  • Radiografie della spalla;
  • Manovre di riduzione della lussazione, quando indicate, eseguite da personale sanitario qualificato.

È giusto tentare una manovra di autoriduzione?

No. Non bisogna tentare di rimettere in sede autonomamente la spalla.

La lussazione può associarsi a fratture, lesioni nervose o altre complicanze non immediatamente riconoscibili. È pertanto necessario un adeguato inquadramento medico prima di procedere alla riduzione.

Trattamento iniziale

Dopo la riduzione della lussazione, il trattamento iniziale generalmente comprende:

  • Riposo funzionale;
  • Terapia antidolorifica;
  • Immobilizzazione mediante tutore di spalla, generalmente per un periodo indicativo fino a circa 3 settimane, da adattare all'età del paziente e alle caratteristiche della lesione.

Cosa è importante sapere dopo una lussazione?

Una lussazione traumatica può determinare lesioni delle strutture capsulo-legamentose e del cercine glenoideo, fondamentali per la stabilità della spalla.

Dopo un primo episodio, il rischio di nuove lussazioni può essere elevato, soprattutto nei pazienti giovani e in coloro che praticano sport di contatto o attività sportive ad alto rischio.

Per questo motivo è importante eseguire una visita ortopedica specialistica, anche dopo che la spalla è stata correttamente ridotta.

Diagnosi

La diagnosi nasce dall'integrazione tra anamnesi, esame clinico e imaging.

La radiografia permette di valutare i rapporti articolari e identificare eventuali lesioni ossee associate.

La risonanza magnetica, preferibilmente ad alto campo magnetico (1,5 Tesla o superiore), consente lo studio delle strutture capsulo-legamentose, del cercine glenoideo e delle eventuali lesioni associate.

In casi selezionati, soprattutto quando si sospettano deficit ossei della glena o della testa omerale, può essere indicata una TC con ricostruzione 3D.

La visita ortopedica specialistica è fondamentale per identificare la tipologia di instabilità, le strutture lesionate, il rischio di recidiva e il trattamento più appropriato.

Trattamento

Il trattamento dipende dall'età del paziente, dal numero di episodi di lussazione, dalle richieste funzionali e sportive, dalle lesioni presenti e dal rischio di recidiva.

Trattamento conservativo

Fisioterapia: volta al recupero della mobilità, al rinforzo muscolare e al miglioramento della stabilità dinamica e della biomeccanica della spalla.

Nei casi di instabilità traumatica recidivante, tuttavia, il solo trattamento fisioterapico può non essere sufficiente a garantire una stabilità articolare duratura.

Trattamento chirurgico

Nei pazienti con instabilità recidivante o con caratteristiche associate a un elevato rischio di nuova lussazione può essere indicato un intervento chirurgico di stabilizzazione della spalla.

Le principali procedure sono:

Capsuloplastica artroscopica (Bankart Repair): intervento mininvasivo che prevede la reinserzione del cercine glenoideo e il ritensionamento capsulare, generalmente indicato nei pazienti con lesioni capsulo-labrali e senza deficit ossei significativi. In casi selezionati può essere associato ad altre procedure, come il remplissage.

Intervento di Latarjet: procedura chirurgica che prevede la trasposizione del processo coracoideo sul margine anteriore della glena, con l'obiettivo di migliorare la stabilità articolare. È particolarmente indicata in presenza di perdita ossea glenoidea significativa o di specifici fattori di rischio di recidiva, anche in pazienti che praticano sport di contatto.

La scelta dell'intervento dipende dalle caratteristiche delle lesioni, dall'eventuale presenza di deficit ossei e dal profilo di rischio del paziente.

Testo revisionato e approvato dal Dott. Francesco Romano · 23 ottobre 2026.

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